Caso Studio
Anonimizzare e pseudonimizzare i documenti
prima di darli all’AI, sul tuo computer.
PII Legal è un’app per Mac che trova i dati personali dentro atti, contratti, buste paga e cartelle cliniche con un modello AI che gira in locale, e li sostituisce con dei segnaposto. Puoi scegliere la pseudonimizzazione reversibile, con la chiave cifrata sul tuo computer, oppure l’anonimizzazione definitiva, che non costruisce nessuna chiave e non torna indietro. In nessuno dei due casi esce una connessione.
Panoramica
Il problema di chi vorrebbe usare l’AI ma non può
Un avvocato che chiede a un’intelligenza artificiale di riassumere un atto, un commercialista che le fa leggere un bilancio, un consulente del lavoro che le passa una busta paga, un ufficio HR che le dà la trascrizione di un colloquio: stanno tutti facendo una cosa utile e una cosa rischiosa nello stesso momento. Utile perché il tempo risparmiato è reale. Rischiosa perché dentro quel documento ci sono il nome della persona, il suo indirizzo, il codice fiscale, gli importi: materiale che non dovrebbe finire sui server di qualcun altro.
PII Legal nasce da qui. È un’app che si installa sul computer e che legge il documento cercandoci dentro i dati delle persone, con un modello di riconoscimento che gira anch’esso in locale. Poi li sostituisce con dei segnaposto, uno per ogni soggetto, in modo che il testo continui ad avere senso: chi legge capisce ancora che il primo attore ha citato la seconda parte, ma non sa come si chiamano. Quel testo si può incollare in qualunque intelligenza artificiale senza consegnare niente di riservato.
Qui però serve una precisazione che molti strumenti evitano di fare. Quello che l’app fa di base è una pseudonimizzazione, non un’anonimizzazione: la corrispondenza fra segnaposto e nome vero esiste, resta cifrata sul computer, e proprio per questo il testo continua a essere un dato personale ai sensi dell’art. 4(5) GDPR. Servono ancora una base giuridica e, dove ricorrono i presupposti, la valutazione d’impatto. Chi lascia credere che dopo il mascheramento si sia fuori dal perimetro sta facendo un favore solo apparente. Proprio perché il testo resta un dato personale, conta anche a quale modello lo si dà: ne parliamo nella guida alle AI con residenza dei dati in UE.
La reversibilità però è metà del prodotto: quando l’AI risponde, si incolla il testo nell’app e i nomi tornano al loro posto. Per questo la chiave esiste, e per questo esiste anche il modo di non averla: una pratica creata in anonimizzazione definitiva non costruisce nessuna corrispondenza, e la scelta è irreversibile dal momento in cui la si fa.
La sfida
Cancellare non basta, caricare non si può
- I servizi online chiedono di caricare il documento, cioè proprio la cosa da evitare
- Coprire i dati con il nero rende la risposta dell’AI vaga e poco utile
- Chi cancella a mano dimentica sempre qualcosa, e un dato dimenticato non si recupera
- Molti regolamenti interni vietano del tutto l’invio di file all’esterno
La soluzione
Tutto in locale, e tu scegli se si torna indietro
- L’app lavora sul computer dell’utente e non apre mai una connessione, modello AI compreso
- I dati non spariscono, prendono un segnaposto stabile che tiene in piedi il testo
- Ogni sostituzione passa sotto gli occhi di una persona prima di essere applicata
- Pseudonimizzazione: la chiave resta cifrata sul computer e la risposta dell’AI si riporta ai nomi veri
- Anonimizzazione definitiva: nessuna chiave viene creata, e la scelta si fa alla nascita della pratica
Cosa fa l’app, dal riconoscimento alla sostituzione
Il documento resta dov’è
Il file non viene copiato, caricato o duplicato da nessuna parte. L’app lo legge quando serve e lavora sul testo, così l’unica copia dell’atto rimane dove lo studio l’ha sempre tenuta.
Un modello AI dentro l’app, non da qualche parte in rete
Il riconoscimento non chiama nessun servizio: il modello viaggia dentro l’app, viene installato insieme a lei e gira sul computer di chi la usa. Gli basta circa mezzo giga di RAM, quindi va su una macchina qualsiasi, senza scheda grafica dedicata. È lui a trovare 11 dei 23 tipi di dato: i nomi delle persone, i ruoli nel processo, gli indirizzi, le organizzazioni. Cioè tutto quello che non ha una forma fissa e che nessuna regola può cercare al posto suo.
Regole e verifiche matematiche per il resto
Codice fiscale, partita IVA, IBAN e carte di pagamento vengono ricalcolati con lo stesso metodo di chi li emette: o il codice è valido o non viene nemmeno segnalato. Altri otto tipi si riconoscono dalla forma. Insieme al modello coprono i 23 tipi previsti.
Pseudonimizzazione reversibile, il comportamento normale
Di base l’app pseudonimizza: ogni dato prende un segnaposto e la corrispondenza fra segnaposto e valore vero resta sul computer, cifrata col portachiavi di sistema. È reversibile per costruzione, quindi il testo continua a essere un dato personale e GDPR e AI Act si applicano per intero.
Anonimizzazione definitiva, quando serve chiudere la porta
Una pratica può essere creata in modalità definitiva: nessuna corrispondenza viene costruita né scritta, e la scelta si fa alla creazione e non si può più togliere. Senza chiave non c’è ritorno. È la modalità per un documento che esce dallo studio, non per il lavoro di tutti i giorni.
Controllo prima di sostituire
Ogni dato trovato viene mostrato nel punto in cui compare e si può accettare o rifiutare. Un intero tipo di dato si può anche lasciar passare: in una perizia medica l’età serve, in una causa sui pagamenti servono gli importi.
Segnaposto stabili e coerenti
Lo stesso nome riceve sempre lo stesso segnaposto all’interno della pratica. Il testo resta leggibile e l’intelligenza artificiale continua a capire chi ha fatto cosa, senza sapere di chi si tratta.
Un avviso sui dati particolari (art. 9)
Salute, condanne penali, appartenenza sindacale, convinzioni religiose e origine etnica hanno un regime più severo di un nome. L’app tiene un lessico chiuso che segnala quando un documento ne contiene, e dice chiaramente che si limita a segnalare: una diagnosi non ha una forma riconoscibile, e mascherarla resta una decisione di chi legge.
La risposta torna leggibile
Nelle pratiche reversibili, quando l’AI risponde basta incollare il testo nell’app per rivedere i nomi veri al posto dei segnaposto. Nelle pratiche definitive questo passaggio non esiste, ed è esattamente il punto.
Importi e date alterati ma coerenti
Se serve, invece di sparire, le date si spostano tutte della stessa quantità e gli importi si scalano tutti nello stesso modo. I rapporti fra le cifre restano veri, quindi una domanda sui conti ha ancora una risposta sensata, mentre i valori reali restano nascosti. È una scelta da attivare, non un comportamento automatico.
Pseudonimizzare o anonimizzare: due cose diverse
Modalità normale
Pseudonimizzazione reversibile
- Ogni dato prende un segnaposto; la corrispondenza esiste e resta cifrata sul computer
- La risposta dell’AI si riporta ai nomi veri incollandola nell’app
- Il testo resta un dato personale: GDPR e AI Act si applicano per intero
- Servono ancora base giuridica e, dove ricorrono i presupposti, la valutazione d’impatto
- È la modalità giusta per lavorare, non per pubblicare
Modalità definitiva
Anonimizzazione senza ritorno
- Nessuna corrispondenza viene costruita, e nessuna viene scritta su disco
- La scelta si fa alla creazione della pratica e non esiste un comando che la annulli
- I segnaposto restano numerati, quindi si capisce ancora che due menzioni sono la stessa persona
- Senza chiave non c’è modo di risalire ai nomi, nemmeno per chi ha scritto l’app
- È la modalità per un documento che esce dallo studio o che viene pubblicato
La distinzione non è una sfumatura lessicale. Un testo pseudonimizzato resta dentro il perimetro del GDPR perché la chiave esiste da qualche parte; un testo davvero anonimo ne esce, ma solo se quella chiave non è mai stata creata. Dire «anonimizzato» quando si intende «pseudonimizzato» fa credere a un professionista di essere al sicuro mentre è ancora pienamente responsabile, e per questo in questa pagina i due termini non sono intercambiabili.
Nel dubbio si nasconde, non si lascia passare
Un dato lasciato in chiaro e finito dentro un modello online non si recupera in nessun modo. Per questo, quando il riconoscimento non è sicuro, l’app copre e lascia all’utente la libertà di rimettere il dato al suo posto. Il contrario, cioè lasciar passare e sperare che qualcuno se ne accorga, non è mai una scelta accettabile. Per la stessa ragione l’app dice anche quello che non può garantire: sostituire i nomi pseudonimizza un fascicolo, non lo rende anonimo, e le categorie particolari dell’art. 9 — salute, condanne penali, appartenenza sindacale, convinzioni religiose, origine etnica — non hanno una forma che un programma possa riconoscere da sola. Su quelle l’app alza un avviso e si ferma lì, perché un’etichetta automatica su una diagnosi sarebbe una promessa che non possiamo mantenere.
Come è fatta
Il riconoscimento lavora su due piani. Il primo è fatto di regole precise e di verifiche matematiche: un codice fiscale o un IBAN vengono ricalcolati con lo stesso metodo che usa chi li emette, quindi o sono giusti o non vengono nemmeno segnalati. Sono 12 tipi di dato su 23. Il secondo è un modello di riconoscimento di entità che sta dentro l’app e gira sul computer in un processo separato, con circa mezzo giga di RAM e senza bisogno di una scheda grafica: copre gli altri 11 tipi, cioè tutto quello che non ha una forma fissa, a partire dai nomi delle persone e dai loro ruoli nel processo. Nessuno dei due piani ha bisogno della rete, e un test automatico impedisce di aggiungere una chiamata di rete al codice.
Qualche numero
tipi di dato personale riconosciuti, di cui 11 trovati dal modello AI locale e 12 da regole e verifiche matematiche
controlli matematici ufficiali: codice fiscale, partita IVA, IBAN e carte di pagamento
richieste verso internet, con un test automatico che blocca chi prova ad aggiungerne una
atti di prova completi, dall’atto di citazione al verbale di udienza, scritti con dati inventati
Sono numeri presi dal progetto, non stime: l’elenco dei tipi di dato, i controlli matematici, i documenti di prova e il divieto di connessione stanno tutti nel codice dell’app e nei suoi test automatici.
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